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Alcuni trucchi per capire un'opera d'arte: le mani

Un dipinto o una scultura, per definizione, non parlano. Per quanto Michelangelo abbia con tono deciso detto al Mosè: “parla”, questo rimase muto. I gesti dei personaggi sono dunque le loro parole. Osservate le mani, il movimento delle braccia e del torso, per capire ciò che stanno dicendo, come in una pantomima. Le mani spesso sono rivelatrici di senso più dello stesso viso, la cui espressione può contraddire la parola esattamente come constatiamo tutti i giorni. Ma procediamo con ordine.

Prendiamo come esempio la Pietà di Michelangelo.   Guardate la mano destra della Vergine che cinge il busto del Cristo, la pressione delle dita sulla carne del corpo del figlio ci dicono che si tratta del Cristo uomo, quello sorretto, ormai morto, tra le braccia della madre. Si tratta di un'affermazione di carattere teologico. Michelangelo ha voluto dire che solo ed esclusivamente il corpo dell'uomo è soggetto alla morte, mentre la sua anima è in cielo; ben per questo il volto del Cristo non presenta i segni della sofferenza e del dolore, anzi è di una bellezza celestiale.

Sempre rimanendo sulle geniali opere di Michelangelo, guardate la mano destra del Davide , notate la forza con la quale stringe il sasso: ha deciso di scagliarlo contro Golia, ma la ruga che solca la giovane fronte, ci dice che sta, con lo sguardo, misurando la distanza tra lui ed il gigante, per imprimere al lancio la giusta forza.

Adesso guardiamo un dipinto a più personaggi: l'affresco di Melozzo da Forlì, noto con il titolo "il papa Sisto IV affida a Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, la Biblioteca Vaticana". Il Sacchi è inginocchiato davanti al pontefice seduto, questo è di per sé un atto di sottomissione ma l'indice del Platina indica la pantofola rossa del papa: egli ha baciato il piede di Sisto IV. La faccenda può apparirci sconcertante, ma, all'epoca, si baciava la pantofola del Santo Padre e questo era un grande onore! Potremmo invece essere indotti a credere che il Platina ci invita a leggere l'iscrizione sottostante. Nel gesto vi è una certa ambiguità, dipesa senza meno da Melozzo, che al papa fece notare il rispetto e la devozione del Platina, mentre al Platina poté forse dire altro.

 

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